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Flair Art MAGAZINE

Flair Art

Gen 25, 2019

Il Barman: la professione più gettonata nel mondo del lavoro

Professionalità, precisione, divertimento. Sono queste le parole chiave che descrivono il mestiere di barman, oggi tra i più richiesti e gettonati sia in Italia che all’estero. Ma fare il barman non significa limitarsi a preparare una serie di cocktail: questa figura professionale deve essere capace di incantare i clienti con le sue creazioni e con il suo charme, con le sue competenze ed abilità artistiche.

Classificazione dei cocktail e tanta creatività

La professione del barman oggi è molto più definita rispetto al passato, anche in Italia, e per raggiungere alti livelli di competenza c’è bisogno di tanto studio, ricerca e dedizione, oltre che di anni di esperienza pratica fatta sul campo. Per esaudire i desideri e le richieste dei clienti, infatti, è necessario conoscere a fondo nozioni come la classificazione delle bevande e la miscelazione dei diversi cocktail. Un’altra prerogativa di base per ogni barman è, infine, la creatività: per emozionare i clienti bisogna essere capaci di emozionare prima se stessi, ogni giorno, miscelando gli ingredienti con passione e spinti da un forte amore nei confronti di quanto stiamo facendo.

Perché diventare barman è indispensabile per la propria crescita?

Quella del barman è un’esperienza che prima o poi, anche se non si vuole svolgere questo mestiere per tutta la vita, bisogna fare. Ti insegna a relazionarti con gli altri, a comprenderne la psicologia e la personalità, ma anche ad ottimizzare i tempi di produzione e a sviluppare ed affinare le doti di problem solving.
Stare dietro al bancone per creare cocktail è, sì, un lavoro, ma anche un momento di svago ed una palestra per la crescita personale: un passaporto per la vita. Spesso, quando finiamo la scuola dell’obbligo, ci troviamo proiettati in un mondo che risulta essere ben diverso da quello che immaginavamo quando trascorrevamo ore ed ore tra i banchi ed il nostro unico obiettivo era quello di andare bene all’interrogazione di turno. E nel mondo concreto, quello reale, ad attenderci – oltre ai momenti belli, per fortuna! – vi è una serie di problematiche, spesso non facili da affrontare. Essere barman significa imparare a porsi nei confronti della vita e degli altri, apprendendo tecniche e metodi che ci aiuteranno per sempre, anche nei momenti più impensabili, nelle situazioni più inaspettate.
Inoltre, il mestiere di barman rappresenta un’ottima soluzione per coloro che vogliono finanziarsi autonomamente (senza l’aiuto dei genitori) gli studi universitari, in quanto può essere anche un lavoro occasionale, che lascia allo studente una ricca manciata di ore da dedicare allo studio.

Crescita personale e professionale, sempre di pari passo?

La crescita personale non è direttamente proporzionale a quella professionale. O, almeno, non in maniera così automatica. Come accennato in precedenza, infatti, per migliorare da un punto di vista professionale è necessario abbinare la formazione pratica con quella teorica – in seguito approfondiremo il tema dei corsi di formazione per barman. Una volta chiarito questo concetto, bisogna dire che dopo aver raggiunto i livelli professionali più alti (e remunerazioni più corpose) le soddisfazioni e le gratificazioni derivanti da questo bellissimo ambito professionale non stenteranno ad arrivare. Non dovrete essere più voi a dover cercare faticosamente lavoro ma saranno le aziende a chiamarvi, offrendovi anche laute ricompense, pur di avere un professionista al proprio servizio. È il grado di professionalità a fare la differenza, soprattutto per chi sceglie di svolgere questo mestiere.

Uno dei lavori più importanti al mondo

Oggi come oggi il barman è uno dei lavori più richiesti e ricercati al mondo. Basti pensare che da diversi anni vanno in onda numerose trasmissioni televisive che si basano sulla professione del “mixologist”, che è il termine americano per definire colui che miscela più liquori ed ingredienti liquidi. Se fino ad ora i palinsesti televisivi ponevano l’accento sulle trasmissioni dedicate alla cucina, enfatizzando la figura di chef, l’ultima tendenza che si sta respirando spinge l’ago della bilancia a favore proprio di questa nuova figura di prestigio: il mixologist. Ed ecco che l’impiego di barman diviene sempre più un lavoro di prestigio, di successo, una delle professioni più importanti al mondo. Oggi svolgere questo lavoro vuol dire essere una persona alla moda, dall’elevato sex appeal, che sa intrattenere i suoi “ospiti” con simpatia e carisma.
Un’altra caratteristica che rende importante il lavoro di barman è il suo valore sociale: quando un cliente è depresso, stanco dei problemi della vita, o semplicemente giù di morale per qualcosa che gli è andato storto durante la giornata, a chi si rivolge? Spesso, più che andare da uno psicologo, si ha bisogno di una persona con cui parlare, un confidente non troppo coinvolto nei nostri affari quotidiani: il barman è tutto questo, una figura fondamentale per la comunità. Davanti ad un buon bicchiere di whiskey, e con il giusto bartender accanto, le parole verranno fuori da sole ed in pochi minuti alcuni problemi apparentemente insormontabili appariranno facilmente affrontabili.

Scambio socio-culturale

Abbiamo appena fatto cenno ad una sfaccettatura della valenza sociale della professione, ma ce ne sono molte altre. Prima tra tutte la possibilità di venire a conoscenza di persone di culture diverse dalla nostra ed arricchire le nostre conoscenze attraverso un continuo scambio di saperi. Il mestiere di barman è molto dinamico, effervescente, e spesso può metterci a stretto contatto con individui di numerose razze ed etnie, in un ambito che rende più semplice la socializzazione e la nascita di nuove amicizie. In questo modo, si imparerà a confrontarsi con ogni tipo di persona, mettendo da parte le discriminazioni di ciascun tipo e diventando cittadini del mondo.
La gestione dei rapporti interpersonali diventerà molto più naturale e spontanea, perché la nostra mente comincerà pian piano a mostrarsi più elastica, accomodandosi alle esigenze ed ai modi di pensare di chi abbiamo di fronte.

Il mercato del lavoro

Il mercato del food & beverage è sempre in fermento, sembra non conoscere crisi. Dunque, se si tratta della vostra passione, siete davvero fortunati. Investire in questo settore rappresenta, per gli italiani, una scelta dal sicuro ritorno economico: oggi, mixologist di successo riescono a guadagnare anche oltre i 400 euro a serata.
Facendo una stima di massima su un lavoro stagionale nel settore turismo, la paga base è di 1200 euro mensili (per 40 ore), mentre quella riservata ai barman maggiormente specializzati e per i bar manager può arrivare anche agli oltre 3mila euro al mese: niente male, no?
Inoltre, con tutti i bar e le strutture alberghiere e turistiche presenti sia sul territorio italiano che estero, restare senza lavoro – una volta appresa la professione – è praticamente impossibile.

Importanza e valenza degli attestati H.A.C.C.P.

Se il vostro obiettivo è quello di diventare un barman, e dunque trovare un’effettiva occupazione nel settore, è di fondamentale importanza essere in possesso dell’Attestato H.A.C.C.P., acronimo di Hazard-Analysis and Critical Control Points. Si tratta di un certificato obbligatorio per legge (Direttiva Europea 2005/36/CE, recepita dallo Stato Italiano con D.lgs 206/2007), necessario per essere abilitati a lavorare all’interno di un bar, rispettando le vigenti normative di igiene e sicurezza del settore alimentare. 
Per ottenere tale certificato sarà necessario frequentare uno specifico corso di formazione, il cui costo può variare – a seconda delle mansioni richieste dal suo impiego – dai 30 ai 50 euro. L’attestato H.A.C.C.P. ha una durata limitata nel tempo (stabilita dalle Direttive Regionali): una volta scaduto sarà necessario il suo rinnovo, attraverso un corso di aggiornamento.

La leggenda di Jerry Thomas ed Harry Craddock

La professione di bartender affonda le sue radici in tempi molto antichi: si narra che il primo ad aver sperimentato – in maniera del tutto inconsapevole – le tecniche del flair sia stato Jerry Thomas, negli Usa, nel 1800. A seguire, uno dei primi grandi maestri dell’arte del cocktail è stato Harry Craddock (nella foto in alto, ndr), il barman più famoso di Londra (e non solo) e co-fondatore degli Stati Uniti Kingdom Bartenders’Guild, una delle sette associazioni nazionali che hanno contribuito alla nascita dell’International Bartender’s Association. Le sue creazioni più famose sono il Dry Martini ed il White Lady, le cui ricette sono riportate anche nel “Savoy cocktail book”, il più importante ricettario di cocktail (scritto proprio da Craddock) degli anni Trenta.
The dean of cocktail shakers, il nome con cui viene spesso chiamato questo maestro del cocktail, ha vissuto i suoi anni migliori nell’era del Proibizionismo: dopo aver dato vita al suo ultimo cocktail legale in territorio americano, dove si era recato per lavoro, è ritornato nella sua terra d’origine, l’Europa, dove ha svolto la professione di barman fino all’età di 74 anni. Nella sua vita, Harry Craddock ha creato 240 cocktail, lavorando per le più famose celebrità dell’epoca. Alcuni nomi: Charlie Chaplin, Vivien Leigh, Ava Gardner.

I grandi nomi del passato: Angelo Martinez e Mr. Joe Sheridan

Nel corso degli anni la figura di barman è andata sempre più perfezionandosi, definendosi nei suoi parametri attuali, conducendo alla nascita di cocktail che hanno fatto storia e sono esistenti e richiesti ancora oggi, anche nei locali più in voga. E’ questo il caso di personalità come Angelo Martinez, che riportando in vita una vecchia ricetta introdotta da Sir Francis Drake, diede vita per la prima volta ad Mojito. Secondo alcune testimonianze, Martinez avrebbe preparato per la prima volta la bevanda per fornire un rimedio contro lo scorbuto, una grave malattia che in passato colpiva il personale delle navi, probabilmente a causa di una dieta alimentare caratterizzata da una scarsa presenza di vitamina C – aspetto che Martinez risolse aggiungendo del succo di lime nel Mojito. Anche gli altri ingredienti del cocktail sarebbero stati curativi per la malattia, oltre ad essere facilmente reperibili a bordo delle imbarcazioni: il rum, l’acquavite preferito dai marinai, è un disinfettante naturale, lo zucchero di canna vergine è un prezioso integratore alimentare, mentre la menta – facilmente coltivabile anche sulle imbarcazioni – pare sia stata introdotta nel drink per conferire allo stesso una connotazione dissetante ed aromatica.
Altrettanto rilevante è stato l’apporto dato da Mr. Joe Sheridan (nella foto in alto, ndr), l’inventore dell’Irish Coffee. Secondo quanto riportato dai manuali, il gustoso caffè caldo con zucchero e panna, completato da un’aggiunta di whiskey irlandese, sarebbe stato realizzato per la prima volta nel bar dell’aeroporto irlandese di Shannon, nel 1942.

L’arte della miscelazione oggi:
Salvatore Calabrese e Patrick Pistolesi

Ma i grandi talenti del settore non appartengono soltanto al passato. La professione di barman è sempre più in voga e questo fa in modo che le menti geniali di ieri vengano affiancate – ma mai rimpiazzate – dalla creatività e competenza delle rinomate personalità imprenditoriali (del settore) dei nostri giorni, come Salvatore Calabrese e Patrick Pistolesi.
Apprezzati sia in Italia che all’estero, questi due mixologist sono accomunati dalla passione per l’arte del cocktail e da una meticolosa ed accurata ricerca della perfezione, sebbene siano caratterizzati da stili, storie e percorsi differenti.
Salvatore Calabrese (nella foto in alto, ndr – Fonte: Oggi.it), di origini amalfitane, crea cocktail da oltre 40 anni, avendo dato inizio alla sua esperienza di bartender a soli 12 anni. All’età di 21 anni è stato nominato Maitre di Amalfi ed oggi è famoso in tutto il mondo, tanto da aver anche scritto un libro, proprio sulla preparazione e sulle ricette dei drink che ha creato nel corso della sua carriera. Attualmente, il maestro Salvatore Calabrese vive a Londra, dove presiede, tra le varie cose, la giuria di diverse competizioni di settore.
Patrick Pistolesi, italo-irlandese, è considerato uno dei più rivoluzionari mixologist degli ultimi 10 anni. Le sue sperimentazioni ed invenzioni di nuovi cocktail, però, si basano su anni di studio e ricerca, sulla consapevolezza di un uomo che racchiude in sé un bagaglio di esperienza e sapere di cui pochi dispongono. Dopo aver girato il mondo con la sua professione, il maitre ha deciso di tornare a Roma, per aprire un suo rinomatissimo locale: a rendere unica la struttura, oltre alla professionalità ed al nome del suo fondatore, è la capacità di Pistolesi di preservare la sua umiltà, un valore aggiunto che lo porta a dare sempre il meglio di sé, non lasciando mai niente al caso.

London Calling

Come i grandi maestri del settore ci hanno mostrato, un buon barman, prima o poi, sente l’esigenza di partire. La voglia di sperimentare nuove mete, nuove ricette e modi di miscelare i drink è qualcosa che viene naturale a personalità creative e curiose come quella di un mixologist. Il desiderio di valicare il confine del proprio Paese per vedere cosa c’è ancora da scoprire, da imparare, può essere l’input giusto per crescere non soltanto da un punto di vista professionale, ma personale… e la professione di barman ne offre la possibilità.
La meta più gettonata per i bartender – in quanto presenta una grossa offerta di lavoro nell’ambito del food & beverage, oltre ad essere facilmente raggiungibile dall’Italia – è Londra. Quale groviglio di stili e culture, questo territorio si mostra come il luogo perfetto per affinare ed ampliare le proprie abilità lavorative, introducendo nel bagaglio esperienziale del barman delle tecniche di lavorazione e miscelazione all’avanguardia, da adoperare con scrupolosa precisione ed in tempi record… dato il folto numero di frequentatori presente nei bar inglesi.

L’importanza della formazione

Come accennato all’inizio, per avere successo in questo settore è necessario affiancare la pratica alla teoria. La formazione, dunque, ricopre un ruolo importante tanto quanto la pratica, se non di un rilievo maggiore.
Una volta stabilito questo concetto quale punto di partenza, bisogna capire qual è l’obiettivo finale verso cui siamo proiettati e per farlo è necessario non soltanto analizzare le proprie aspettative personali, ma anche conoscere in cosa ogni corso consiste.
Oltre ai corsi barman, che si concentrano proprio sulla formazione di un barman che sia competente a 360 gradi in merito al ruolo che andrà a ricoprire (quelli più seri prevedono un esame finale, sia pratico che teorico), ci sono sono dei corsi più specifici, sia sull’arte del Flair che sulle tecniche di Mixologist. In genere si tratta di vere e proprie specializzazioni, che ti consentiranno di avere una marcia in più rispetto agli altri, rendendoti un soggetto più appetibile per i datori di lavoro, che acconsentiranno anche a darti una paga maggiore pur di averti nella loro attività commerciale.

Per chi, inoltre, desidera raggiungere un profilo bartender completo, esistono anche dei corsi di specializzazione in Caffetteria e Latte Art, che ti permetteranno di apprendere come si prepara ogni tipologia di caffè – partendo dalla gestione della macchina del caffè – e ciascun tipo di bevanda sia alcolica che analcolica, sia calda che fredda. Nel dettaglio, il Corso di Latte Art aggiunge, rispetto quello di Caffetteria base, le nozioni necessarie per riuscire a creare delle vere e proprie opere d’arte sulla superficie di tutte le bevande a base di latte o di caffè.

Speriamo, con questo articolo, di avervi aiutato a fare un po’ di chiarezza sul mestiere di barman e sulle numerose opportunità che il mondo del bartending mette a disposizione. Quelle che vi abbiamo dato sono solo delle informazioni generiche: per averne di più dettagliate, vi consigliamo di prendere un appuntamento nella sede della scuola di formazione che più si avvicina alle vostre aspettative, così da poter toccar con mano – magari attraverso una giornata orientativa di formazione gratuita – la professionalità della struttura, la durata dei corsi, l’offerta formativa completa ed i relativi costi.

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